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Trionfa il Paraguay alla sesta edizione Festival Internazionale del Cinema Cattolico­ - Mirabile Dictu

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Ideato e presieduto dalla regista e storica d'arte Liana Marabini, il Festival Internazionale del Cinema Cattolico si è concluso lo scorso 25 giugno, a Roma, con una importante cerimonia durante la quale sono stati assegnati gli ambiti premi. In concorso oltre 1000 pellicole ispirate al tema di quest'anno, dedicato alla famiglia. A vincere su tutti con due riconoscimenti, il 'Pesce d'argento' come miglior film e migliore regia, è stato il film paraguanense 'Felices los que lloran' diretto da Marcelo Torcida. Ed ora, come ha dichiarato la stessa Marabini, è tempo di guardare al futuro con nuovi progetti come la proiezione itinerante dei film del Festival in vari paesi e nelle carceri, e la creazione di una scuola delle professioni del cinema ospitato all'interno delle carceri minorili. Comunicato


Con l’assegnazione dei Pesci d’Argento si è conclusa la sesta edizione del , svoltosi a Roma presso Palazzo Cesi in Via della Conciliazione, dal 22 al 25 giugno, incentrato quest’anno sul tema della famiglia. Nella cornice della Pinacoteca del Tesoriere di Roma, sono stati infatti resi noti nella serata di ieri i vincitori della manifestazione (che ha visto 1034 opere candidate), ideata dalla cineasta Liana Marabini per dare spazio ai produttori e ai registi di film, documentari, docufiction, serie tv, cortometraggi e programmi che promuovono valori morali universali e modelli positivi.
Il cardinale Gianfranco Ravasi – presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, dicastero vaticano che fin dalla nascita del premio nel 2010 gli ha accordato l’Alto Patronato – ha ricordato che “la settima arte è certamente una delle espressioni più incisive ed immediate, soprattutto per l’uomo contemporaneo che ha privilegiato l’immagine rispetto alla parola”. “Sappiamo che il cinema riesce a intrecciare parola, immagine, luce e questo Festival vuole soprattutto riuscire a unire la bellezza, la verità, l’amore, i temi ultimi e penultimi dell’esistenza” ha osservato Ravasi. Il cardinale ha quindi citato Virginia Woolf, che in un’opera minore (Camera propria) sosteneva: “Il cinema dev’essere espressione della bellezza, che ha due tagli: un taglio di gioia e un taglio di angoscia, ed entrambi tagliano il cuore”. “Il cinema come la letteratura, come l’arte in genere – ha proseguito il porporato – non è soltanto felicità, anzi, se noi dovessimo cancellare il mistero del male, del dolore, della sofferenza, sicuramente il 70 per cento della letteratura svanirebbe, la Divina Commedia per due terzi scomparirebbe. È quindi necessario che all’interno del cinema che vuole essere spirituale, religioso, ci sia anche questo groviglio oscuro, questo modo di vivere il male dell’uomo, la colpa (pensiamo a cos’hanno creato attorno a questo grumo oscuro i grandi registi Bergman, Bresson, Buñuel, Tarkovsky, Dreyer), ma certamente anche l’altra dimensione, che è quella della luce e della speranza. Non per niente il fondatore del cinema si chiamava Lumière”.
La presidente del Festival Liana Marabini, dopo aver rilevato come “questo settore del cinema diventi anno dopo anno sempre più notevole e notato”, ha annunciato tre nuovi progetti: rassegne dei film del Festival in varie parti del mondo, a iniziare da cinque Paesi europei, rivolte in particolare a programmatori televisivi, broadcaster e distributori; rassegne nelle carceri, partendo da Marsiglia, per arrivare poi a Roma e Milano. Infine, dall’autunno del 2015, il Festival finanzierà la creazione di scuole nelle carceri minorili per insegnare i mestieri del cinema legati al computer: postproduzione, effetti speciali ed effetti sonori.


, I premi, la cui forma è ispirata al primo simbolo cristiano, sono stati consegnati durante una cerimonia condotta dal giornalista Armando Torno e sono stati decretati da una Giuria internazionale presieduta dal produttore austriaco Norbert Blecha e composta da monsignor Franco Perazzolo, del Pontificio Consiglio della Cultura (Città del Vaticano), dalla principessa Maria Pia Ruspoli, attrice, da Michèle Navadic, direttore programmazione televisiva (Francia) e dalla produttrice Oriana Mariotti (Italia).
Miglior cortometraggio: In my brother’s shoes (di Lucia Mauro, USA). Il fratello di un marine caduto in guerra ne onora la memoria con un pellegrinaggio a Roma, indossando i suoi stivali da combattimento. Durante il viaggio, esorcizza le sue paure attraverso incontri casuali con varie persone. E' un viaggio soprattutto spirituale.

Miglior documentario: Right footed (di Nicholas Spark, USA). Presenta l’incredibile vita di Jessica Cox, trentenne americana nata senza braccia a causa di una rara malattia genetica, che nonostante la sua apparente disabilità scrive e guida l’automobile, ha conseguito una laurea e due cinture nere di arti marziali, ha imparato a pilotare gli aerei e fa la conferenziera motivazionale. Tutte attività svolte con l’ausilio dei suoi piedi.
Miglior film: Felices los que lloran (di Marcelo Torcida, Paraguay). Juan, un ragazzo proveniente da una ricca famiglia della capitale paraguayana impegnato solo a divertirsi con gli amici, è spinto dal padre a trovare la sua indipendenza. Allettato dal guadagno facile, viene introdotto nel traffico di droga dei quartieri poveri della città. Qualcosa però va male: Juan è in pericolo. Sarà padre Mario a cercare di tirarlo fuori dai guai. La vicenda di Juan sarà il fattore determinante della conversione di suo padre.
Miglior attore protagonista: Juan del Santo (Walter Mann in Flow, Spagna). Un attore di teatro, prossimo a uno dei più importanti ruoli della sua carriera, riceve un’eredità “avvelenata” che lo porterà all’isolamento sociale. È la storia di un conflitto interiore e di un viaggio alla ricerca di autenticità e libertà.
Miglior regista: Marcelo Torcida per Felices los que lloran (Paraguay).
Premio speciale della Capax Dei Foundation, al film che ha inciso maggiormente come mezzo di evangelizzazione: La Madonna del parto, docufiction di Alessandro Perrella (Italia), sullo straordinario restauro per il recupero di questo affresco di Piero della Francesca, creato dall'artista in una piccola chiesa non distante da Arezzo e spostato dopo il restauro in una scuola che gli viene consacrata, diventando così l'unico museo al mondo con una sola opera d'arte.

 

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